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LA STORIA DI MARIA

pubblicato il 07.06.2018
Maria (nome di fantasia) ha 40 anni, 2 figli, un cane, un marito. Si è sposata tardi perché aspettava il principe azzurro. Da allora una vita votata agli altri, la casa, i figli: migliaia di pannolini e di ore tra madre e massaia, migliaia di puntate di Beautiful e di ore di attesa di una considerazione guadagnata e non ricevuta. Consolazione in Gabriel Garko o Raul Bova, nei rotocalchi rosa, nella tv, nelle amiche, nel cibo.
 
Maria vittima della pigrizia
 
I bimbi sono cresciuti come le sue taglie. Quasi ogni giorno ha pensato che avrebbe voluto fare qualcosa per sè. Ogni giorno si è sentita diversa da come avrebbe voluto, ma ha sempre anteposto le cose che doveva fare a quelle che voleva fare. Qualche dieta random, attrezzi da camera oggi utilizzati come attaccapanni, qualche corsa o camminata al mare.
 
 
Ci pensa da un po’, forse da troppo. Vuole dedicarsi del tempo, staccare un po’ la spina dalla routine quotidiana, conoscere altre persone, scaricare lo stress, vedersi meglio fisicamente, volersi bene.
 
esperienza passata negativa in palestra per Maria
 
Maria aveva già provato ad iscriversi ad una palestra della sua città ma aveva desistito dopo averne viste di tutte... ed il suo problema non lo ha ancora risolto: sconfitta di nuovo. Di nuovo con il disagio quotidiano ed un corpo con cui fa fatica a convivere. Sta seguendo la sua ennesima dieta #superabbattipesoecalorie e comprato una cyclette di ultima generazione. Con i risultati di tutti quelli che li hanno acquistati: NESSUNO!
 
Al mercato ha sentito una sua amica parlare di come si sentiva bene da quando frequentava una palestra. Aveva paura a chiedere quale fosse: la sua precedente esperienza era stata devastante. Lo fece. Per curiosità. E per sè. La sua amica rispose alle sue mille domande e le disse che poteva allenarsi come sua ospite perché gli iscritti nella sua palestra avevano questo diritto. Decise di andare. Tanto più che aveva tutto il corredo nuovo nuovo usato solo una volta.
 
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la palestra Passalacqua consigliata dalla sua amica Carla
 
Entrò alle 18 in palestra. La segreteria ad un metro dall’ingresso ed una ragazza in piedi che la guardò negli occhi.
Le sorrise e mentre era al telefono le fece cenno di avvicinarsi e di attendere un attimo: era bastato un piccolo gesto della mano a farla sentire accolta.
 

L’accoglienza

” Buonasera e grazie di essere qui. Cosa posso fare per lei?” ”Sono un amica di Carla mi ha dato questo pass” “Benvenuta! Io e chi lavora con me faremo in modo che questa settimana che passerà con noi sia la migliore possibile. Ha qualche minuto del suo tempo?” “Certo”
 
Valentina e Chiara
 
”Glielo chiedo perché mi piacerebbe che potesse parlare con la mia collega Elena. È lei che si occupa di assistenza alla clientela mentre io mi occupo di accoglienza e segreteria. Mi chiamo Valentina. Lei? ” ”Mi chiamo Maria” ” Prendiamo nota dei nostri ospiti Maria, mi darebbe anche il suo cognome ed un suo recapito? Meglio la mail oppure il telefono”.
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Mentre rispondeva avvertiva una “leggerissima differenza” rispetto all’altra palestra (le avevano addirittura chiesto come si chiamava) palpabile anche dall’atmosfera generale. Come quando entri in un locale e ti senti già a tuo agio.
 

L’ascolto

Nel frattempo arriva Elena: ”Buonasera Maria, sono Elena e mi occupo di assistenza alla clientela. So che è arrivata da noi presentata dalla sua amica Carla: mi piacerebbe capire le sue esigenze personali per poterle offrire il miglior servizio possibile, ma non la conosco… ("In realtà nemmeno io mi conosco troppo bene Elena, penso e ripenso ma di palestra e di allenamento non so niente...") Maria non lo disse ma lo pensò tra sé, mentre veniva accompagnata in giro per la palestra fino a sedersi, tranquilla, senza rumori di fronte a lei.
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” Carla è una tua amica Maria? ” ” Si le nostre figlie vanno a scuola insieme” ” In cosa l’hai vista diversa da quando si allena da noi, tu che la conosci bene?” ” L’ho vista più rilassata e tranquilla, fisicamente sta meglio. Non si copre più come prima. Mi ha anche detto che ha conosciuto altre persone” ” Si sente meglio, allora. E tu perché oggi sei venuta qui?” ”io non mi sono mai allenata prima e di palestra non conosco niente…” ” Non volevo parlarti di palestra, io volevo che tu mi parlassi di te, delle tue esigenze, del motivo per cui oggi hai deciso di venire fino a qui”...
 
 Restò interdetta all’inizio perché nessuno ultimamente l’aveva messa al centro delle sue attenzioni (nemmeno suo marito) e, tra l’altro, gratis. Poi sembrò un fiume in piena: ansie ed insoddisfazioni, attese e delusioni, come si sentiva, il poco tempo , la responsabilità verso tutti tranne che per sé stessa, un corpo ospitato, dolori, disagi. Si sentiva meglio solo a raccontarlo ma era quello che conosceva meglio: il suo passato, il suo presente, il suo disagio.
 

Da spettatrice ad attrice protagonista

Attrice protagonista. Del suo dramma personale. 
 
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Elena mentre ascolta e pende nota
 
Elena non parlava, ascoltava, prendeva nota. ” Maria mi hai raccontato delle cose molto importanti della tua vita. Posso chiederti tu, oggi, come pensi di risolverlo? ” ” Non lo so…” ”È la tua vita Maria. Come pensi di stare tra 10 anni se non inizi a fare qualcosa per te?” “Come adesso o anche peggio” “È quello che vuoi? Da chi dipende ?” “Da me”....
 
Maria non pensava più alla palestra, alle lezioni, agli orari ma ragionava rispetto a cosa e chi poteva impedirle di scegliere, di cambiare. L’abitudine, la pigrizia, la consuetudine. ”Quante cose fai solo per te durante la settimana Maria?” ”Nessuna”  Nessuna. Nessuna. Un’eco di mancanze, di rimandi, di domani vedremo.
 
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“Non lo meriti?” ” Certo che lo merito, ma non ho mai tempo, i bambini, la casa..poi sono pigra, mangio in continuazione…” ” Non ti ho chiamato io, Maria, sei venuta da sola. Pensa solo ad una cosa. Su un piatto della bilancia ci sei tu e dall’altro la tua pigrizia e tutto il resto. Fino ad oggi ha vinto il secondo e ti senti come mi hai raccontato. Per il futuro chi vuoi che vinca? Non voglio la tua risposta: stai scegliendo per te. Io non ci sono e nemmeno la palestra. Sappi che non investirò un secondo della mia vita per convincerti di vivere meglio la tua. Puoi anche alzarti e tornare quando lo riterrai opportuno: siamo aperti lo stesso anche se tu non ti alleni”
 

La consapevolezza di sè

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Accogliere, ascoltare e rendere consapevoli
 
Uno schiaffo in faccia. Detto con sincerità. Ma ha ragione: qui si parla di me. Questa sta qui per vendere e mi sta mandando a casa. Perché?? Voleva alzarsi, andare via ma era stata infelice troppe volte. Per gli altri, spesso. Ma adesso era solo lei a decidere: sola con sé stessa. Elena la guardava. Non aveva parlato quasi per niente: solo ascoltato. Ascoltato attentamente. Un discorso sicuramente sentito mille volte.
 
La maggior parte delle persone, che di palestra non sa niente, di corsi meno che meno, vorrebbe solo essere messa in grado di scegliere, consapevolmente, di poter essere felice. ”Ci vorrei provare” disse Maria a voce bassa.  "Maria, fino ad oggi non ci sei riuscita. Perché oggi sì e ieri no?” ”Perché non ce la faccio più a stare così” L’aveva detto a Maria non a Elena... ” E cosa vorresti provare? Se muoverti un po’ ti fa stare meglio rispetto a startene sul divano?” Maria ci ha pensato un solo secondo, forse meno. Un’opportunità di cambiamento per uscire dallo stallo di decenni. ”Si e non solo”
 
”Maria quale è il tempo minimo che ritieni essere giusto per poterti rendere conto di questa differenza” ”Penso che un mese possa bastare. Poi non mi vorrei impegnare a lungo…” ” Con la palestra o con te Maria?” Glie lo disse sorridendo Elena. Sapeva che cambiare non è semplice e le persone vanno aiutate solo a fare il primo passo. Un passo importante, decisivo. Che può cambiare una vita.
 
”Un mese può bastare?” Cercava aiuto e supporto Maria. ” Maria ti va se tra due settimane ci ritroviamo qui e mi racconti se ti senti meglio rispetto ad oggi?” ” Cioè” ”È il mio lavoro. Non solo ascoltare le tue esigenze ma verificare fin da subito che tu abbia quello che meriti” ”Certo che mi va. Ma cosa devo fare adesso?” ” Sai allenarti da sola Maria?” “No” “Programmare il tuo allenamento nel tempo?” “No” “Il tuo allenamento deve tener conto che non ti sei mai allenata e di come stai adesso?” ”Certo. Sarebbe meglio” ” Due ore per te in una settimana riesci a trovarle ?” ”Due sicuramente sì, soprattutto la mattina quando i bambini sono a scuola”
 
”Allora Maria visto che non sai allenarti e programmare il tuo allenamento, prima di iniziare avrai un collega istruttore che si dedicherà solo a te per un ora. Ti darà un percorso di allenamento specifico per le tue esigenze che nei tuoi giorni e nei tuoi orari ti permetterà di cominciare a sentirti meglio” ”Quindi lui si dedicherà solo a me? Non lo devo cercare in mezzo alla palestra e corrergli dietro?” “No Maria".
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Avrai un appuntamento solo con lui. Porterai il tuo certificato medico e potrai subito iniziare ad allenarti con qualcuno che ti indirizza e ti supporta.
 

L’esperienza di essere ascoltata

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lo staff sempre sorridente e disponibile
 
Accolta
Ascoltata
Resa consapevole
 
Proiettata verso il primo passo Tutelata nelle sue esigenze
Tutelata nei suoi tempi Supportata da persone Due interlocutori: Elena e l’istruttore Entrambi dedicati a lei. Un appuntamento già preso per allenarsi Un altro dopo 20 giorni per verificare se starà meglio Un cambiamento vero e semplice Torna a casa serena.
Ha raccontato la sua storia ad una sconosciuta. Ha capito che può farcela. È curiosa di quello che accadrà. Vuole essere felice Maria, dedicarsi del tempo.
Dottore, certificato, si torna in palestra.
 
La sera prima dell’appuntamento le arriva una mail: Elena la ringrazia della visita e le ricorda che alle 17,30 domani la aspetterà Simone, il suo Consulente Tecnico.
 
Maria stupita e sorpresa
 
E pensare che non li ha nemmeno ancora pagati! Incredibile.
 
Il primo allenamento:
C’è di nuovo Valentina in segreteria. ” Ciao Maria, bentornata: so che hai un appuntamento con Simone alle 17,30. Mentre registro il tuo certificato medico chiamo Elena in modo che ti possa accompagnare”
 
Mentre Valentina le parlava si sentiva tranquilla, già come se fosse a casa sua. Tutti erano attenti a lei, la chiamavano per nome, si ricordavano le sue esigenze e, soprattutto, erano sereni e tranquilli. Sorridenti e felici: un atteggiamento strano al giorno d’oggi ed anche desueto nella sua vita. Non c’era una palestra ma una sorta di comunità Non attrezzi ma persone Tutti attenti a relazionarsi bene ma in maniera organizzata. Ognuno faceva il proprio al meglio: cominciava a percepirlo in maniera forte.
 
 
Riconobbe Simone ancor prima che glie lo presentasse Elena. Aveva una maglietta bianca e l’aspettava in piedi vicino ad una piccola scrivania in sala attrezzi. Vide anche un altro istruttore con una maglietta nera: era in fondo alla sala ed aiutava un signore a svolgere un esercizio.
 
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 Trainer Simone
 
” Buongiorno Maria, sono Simone e mi occupo di consulenza tecnica. Ci dedicheremo un ora per definire il tuo primo percorso di allenamento. Elena mi ha trasferito le informazioni che hai dato a lei e vedo che non ti sei mai allenata. È così ?” ”Se togliamo le ore di educazione fisica a scuola e le prove sulla cyclette a casa, direi di sì”
”È un momento importante questo, anche per quelle che sono le esigenze che ci hai evidenziato.
Prima devo chiederti una cosa importante: sono un professionista e vedo che sei arrivata da noi presentata da una nostra iscritta e stai usufruendo di un pass di prova.
 
Pensi di risolvere le tue esigenze in una settimana o c’è un periodo minimo su cui possa programmare un allenamento che ti faccia sentire delle differenze ? Serve solo per capire che percorso definire insieme a te” ”Ci ho pensato in questi giorni. La prova che avevo fatto in un’altra palestra era stata terribile ma voi siete diversi e più attenti a me. Credi che un mese possa bastare?” ”Può sicuramente bastare per farti rendere conto di sensazioni diverse. Se siamo d’accordo su un percorso di 30 giorni cominciamo a lavorare per quello.
 
Tra 3 settimane avrò piacere di condividere con te le tue sensazioni di allenamento e sarai tu a decidere se è meglio tornare sul divano” Maria disse solo ”Ok ” ma si sentiva felice perché aveva preso una decisione dopo anni di rinvii.
 

La decisione

Una decisione per sè, per dedicarsi del tempo, per andare oltre la consuetudine e l’ormai. E Simone le fece poche domande nemmeno troppo invasive sul suo passato e sul suo stato di salute. Dopo 5 minuti lo vide al suo fianco con una cartellina ed una scheda colorata piena di disegni. ” Disegnamo insieme il tuo primo percorso di allenamento.
 
Potrai gestirlo in totale autonomia nei giorni della settimana ma per non più di due allenamenti. Potrai partecipare a tutte le lezioni in sala corsi ed eseguire qui in sala attrezzi un allenamento specifico che adesso realizziamo insieme” Posso fare tutte queste lezioni dei corsi anche se non mi sono mai allenata? Che lezioni sono? Qui nell’orario non c’è nemmeno scritto il nome dell’istruttore! ” Maria non ti preoccupare, anche se ti raccontassi il nome di tutti i corsi non lo capiresti. Sono tutte uguali: una prima fase di riscaldamento, una di allenamento che potrai adattare a te ed una di rilassamento per tornare sulla terra.
 
Sappi che ogni istruttore sala corsi è stato selezionato per offrire a tutti lo stesso servizio: come me adesso si presenterà a te prima della lezione e ti darà tutte le indicazioni per allenarti al meglio.
 
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Durante la lezione ti terrà d’occhio e ti vedrà anche se ti nascondi in ultima fila. Sei più tranquilla adesso? ” Maria gli sorrise ma lei aveva solo visto gente che urlava a lezione ad un istruttrice rivolta verso lo specchio: di certo in quella situazione come faceva ad accorgersi di lei ? ” Il tuo allenamento Maria sarà molto semplice e divertente: sarà solamente di 5 esercizi che adesso faremo insieme con una fase di riscaldamento prima ed una di relax alla fine. Proprio come nei corsi: è la regola di base per farsi del bene e non del male.
In totale ti allenerai per circa 50 minuti: basteranno per farti stare meglio rispetto ad oggi, quello che è il nostro obiettivo attuale. Abbiamo una vita intera per fare di più. Ma solo se l’inizio ti piace. Sei pronta?” Non erano nemmeno passati 10 minuti ed aveva già chiaro cosa fare e perché.
 
Trainer Simone
 
E Simone le spiegò anche come. Per ogni esercizio a cosa serviva, come doveva essere eseguito, a cosa doveva stare attenta, come poteva farlo al meglio. Prima fatto vedere da lui, poi provato da lei solo qualche movimento per adattare l’esecuzione, la postura, la respirazione e fare domande a Simone. Per ogni esercizio non più di 2 minuti: totale altri 10. ” Adesso iniziamo il riscaldamento Maria e ce ne andiamo un po’ in Tapisroulant. Ti programmo il tempo e le modalità. Adesso potrai iniziare il tuo allenamento.
 
Gli esercizi li abbiamo visti insieme ma se non ti ricordassi come farli puoi rivolgerti anche al mio collega che come me è a disposizione tua e di tutti per aiutare e dare informazioni tecniche. Oggi in sala insieme a me c’è Michele che poi si presenterà a te mentre fai riscaldamento”
 

Cominciare ad allenarsi

 
il vero significato di "essere seguiti"
 
Cominciò a camminare sul Tapisroulant con Simone vicino: una sorta di Sacra Famiglia del fitness. Quanta differenza rispetto all’altra palestra: di là buttata su un tapis roulant senza che nessuno le chiedesse nemmeno il suo nome qui stava già allenandosi sapendo perfettamente il perché di quell’allenamento, cosa fare e come.
Aveva conosciuto ed era conosciuta da 4 persone a cui poteva rivolgersi per ciò di cui aveva bisogno. Loro lavoravano insieme per dare servizio alle persone: lavoravano bene, organizzati e con il sorriso. Lo stesso che aveva lei mentre si allenava. Tornava indietro di molti anni con la Graziella regalata dal papà.
 
In un’ora in palestra non aveva pensato ad altro che a se stessa, ricaricandosi dalla routine quotidiana, togliendo le ansie e sudando anche un bel po’. La doccia dopo l’allenamento lavò via anche le incrostazioni degli ultimi anni di rimandi e di rinunce: respirò profondamente e le fece quasi male sentire il benessere che toglieva ogni ansia.
 
Si fermò a parlare con Elena e pagò il suo primo mese. Si diedero un appuntamento tra due settimane per verificare la scommessa: stare meglio rispetto al divano già dopo solo 4 allenamenti!
 
Maria mentre salutava uscendo si disse: ”Elena ha fatto la scommessa perché sa che vincerà. E se vince lei vinco anche io. Ce lo siamo guadagnato: lei lavorando bene per farmi percepire quanto io possa stare meglio muovendomi un po’ ed io dedicandomi solo due ore a settimana

La tua scommessa vinta si chiama vita, Maria. La tua vita.

Salì in macchina sorridendo.
 

Era felice

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(storia tratta dal Blog della pagina www.paoloricchi.it)
LA STORIA DI MARIA